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Il connubio tra arte e crittografia: crypto art e NFT

Introduzione

La crypto art si serve delle tecniche offerte dalla digitalizzazione, ed in particolare della crittografia, per consentire agli artisti di dar voce alla propria creatività e rendere le opere oggetto di scambio mediante l’uso della tecnologia.

Dispiegando le tecnologie digitali nella produzione artistica, oggi questo campo sta attirando sempre più investimenti ed investitori anche grazie alla presenza dei Non Fungible Token (cd. NFT), un interessante strumento che mostra il coinvolgimento trasversale della crittografia.

Il connubio tra arte e crypto, infatti, diventa il mezzo per esplorare nuovi orizzonti facendo sì che la sensibilità artistica sfrutti forme sempre più sofisticate e avanzate di tecnologia, creando, al contempo, nuove possibilità di profitto e alimentando un nuovo sistema economico mediante le criptovalute.

 

Crypto art e NFT

Negli ultimi anni, quello della crittografia è divenuto un settore connotato da una domanda sempre crescente, trattandosi di uno strumento che, per sua natura, si presta a numerosi utilizzi. Lo sfruttamento della crittografia, infatti, ha coinvolto anche il mondo dell’arte digitale impattando non solo sulla produzione e la creazione artistica ma anche sul mercato delle opere d’arte e del collezionismo.

Occorre considerare, infatti, che oggi l’opera d’arte è concepita all’insegna del digitale perché può essere creata con mezzi digitali e inserita in contesti che ne permettono una fruizione anch’essa digitale. Si pensi ad installazioni, proiezioni, riproduzioni e percorsi artistici volti a creare esperienze sensoriali ed emozionali con cui vivere l’arte mediante strumenti tecnologici.

Abbandonato il concetto tradizionale di materia dalla quale l’artista fa nascere l’opera d’arte, l’artista moderno punta piuttosto a tecniche proprie della digitalizzazione che conferiscono immaterialità ed intangibilità ma permettono di preservarne, difenderne e proteggerne l’autenticità, fissarne i connotati e rendere immutabile nel tempo il suo valore intrinseco per far sì che siano condivisibili e scambiabili.

Ciò detto, emerge che il digitale ha assunto una centralità tale da veicolare anche le forme artistiche e a ciò si aggiunge come quid pluris anche lo sfruttamento della crittografia: all’esigenze di innovare per dare voce e spazio ad un concetto alternativo di arte si affianca anche modo nuovo di concepirla, di condividerla, di viverla, di vederla, di venderla e di acquistarla.

È proprio qui che i Non Fungible Token (cd. NFT) giocano un ruolo fondamentale mettendo le digital skills tipiche della crittografia anche a disposizione del mondo artistico. Per un artista contemporaneo, infatti, sfruttare gli NFT nella produzione artistica significa “tokenizzare” l’opera d’arte digitale, renderla autentica ed immodificabile prima di farne oggetto di scambio nei marketplace dove è possibile vendere e comprare beni con pagamenti in criptovaluta.

Questi elementi sono il sentore di una produzione e di una sensibilità artistica ormai mutate tanto che in molti oggi parlano di crypto art per indicare una corrente artistica nella quale si osserva la fusione tra tecnologia ed arte in prodotti che esprimono non solo un concetto moderno di opera d’arte e creano, altresì, anche i presupposti per generare di fatto profitti e spingere i soggetti interessati ad effettuare transazioni per appropriarsene. In particolare, gli esponenti della crypto art sono artisti che sfruttano il digitale per generare le proprie creazioni e si servono degli NFT per cristallizzare l’opera e per conferirle quell’esclusività di cui necessita per poterne fare oggetto di scambio [1].

Infungibilità, unicità, autenticità, non modificabilità: i caratteri degli NFT cambiano il modo di intendere la merce di scambio nelle transazioni commerciali. A ciascun bene, infatti, è legato un certificato di autenticità che circolerà in tutti i passaggi di proprietà, qualora lo stesso venga venduto. Così facendo, anche le dinamiche tipiche del collezionismo d’arte sono state modificate, alimentando un business in ascesa per il coinvolgimento di tanti fruitori e potenziali acquirenti, disposti a cospicui investimenti nel settore.

Dunque, quando anche l’arte riesce ad incontrare la tecnologia per creare prodotti particolari, la prospettiva dalla quale osservare le future evoluzioni del mercato inevitabilmente si rivoluziona. Gli NFT, e la tecnologia che vi è dietro, infatti, costituiscono sicuramente qualcosa di nuovo e rispetto al quale occorrono studi ed approfondimenti ma, per le potenzialità che lo connotano, è un ambito destinato a crescere e a svilupparsi.

Accogliendo con curiosità ed apertura queste nuove istanze, tale processo evolutivo sarà possibile puntando sulla valorizzazione delle competenze digitali che servono per far fronte alle richieste e sull’elaborazione di forme di garanzia, indispensabili per affrontare il futuro all’insegna della tecnologia in una prospettiva flessibile ma sempre sicura.

In conclusione, considerando che l’arte come forma di espressione assorbe in sé le istanze del tempo e si fa portavoce della società, non resta che chiedersi quali nuovi utilizzi si prospettano e quali nuovi scenari potranno aprirsi grazie alla commistione con la tecnologia digitale. Si tratta di un mero trend di mercato e un fenomeno in voga in questo preciso momento storico oppure diverrà presto uno strumento a nostra disposizione che determinerà la compenetrazione del tech nel vivere quotidiano?

 

A cura di Alessandro Livi ed Erica Onorati, Team Legal Telsy.

 


[1] A tal proposito, si segnala un’opera venduta come NFT e divenuta molto famosa, intitolata “Everydays: The First 5000 Days” di Beeple, pseudonimo dell’artista americano Mike Winkelmann. L’opera rappresenta un collage nel quale sono contenute le foto scattate dall’artista nell’arco di cinquemila giorni. Disponibile solo in formato digitale e venduta all’asta per circa 69 milioni di dollari, questo pezzo della crypto art ha consacrato Beeple come uno degli esponenti più interessanti e promettenti dell’arte digitale contemporanea.

 

Per altri articoli relativi alla normativa sulla cybersecurity si rimanda a https://www.telsy.com/it/categoria/legal/


Gli autori

Alessandro Livi si è laureato con il massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” discutendo una tesi in Diritto Privato Comparato dal titolo: “Il diritto d’autore internazionale nella società digitale, tra nuove tutele e nuovi conflitti”. Dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Alessandro è, altresì, cultore della materia di Diritto Privato Comparato presso la citata Università nonché di Market Law and Regulation presso l’università LUISS Guido Carli. Prima di entrare in Telsy, ha prestato la propria attività, tra le altre cose, nell’ambito della contrattualistica d’impresa, del diritto societario, del diritto commerciale e del diritto finanziario presso studi legali di primario livello, sia nazionali che internazionali, nonché, in qualità di Legal Consuel, in contesti aziendali. È, infine, autore di diverse pubblicazioni in materia di diritto societario, fintech e cybersecurity law.

Erica Onorati, laureata in giurisprudenza all’Università LUISS Guido Carli di Roma con una tesi in diritto civile intitolata “Le clausole di rinegoziazione”, incentrata sull’analisi e sull’applicabilità della rinegoziazione in materia contrattuale. Specializzata nel profilo di diritto civile, ha approfondito temi legati alla responsabilità contrattuale ed extracontrattuale e al diritto societario e commerciale. Dopo diverse esperienze maturate in ambito legale in contesti aziendali come giurista d’impresa, attualmente ricopre il ruolo di Junior Legal Counsel in Telsy, con un focus incentrato sulla gestione della contrattualistica d’impresa e sulla consulenza legale fornita alle linee di business coinvolte nei vari settori di operatività aziendale.