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Il cifrario di Enea

Nei testi sacri, in particolare nel Vecchio Testamento, si possono ritrovare tre principali scritture segrete: l’Atbash, l’Albam e l’Atbah. 

Il primo codice cifrato, l’Atbash, è stato ideato dal popolo ebraico. Esso consisteva nel capovolgere l’alfabeto, di conseguenza la prima lettera diventava l’ultima e l’ultima la prima e così per tutte le altre lettere dell’alfabeto. 

L’Albam richiede che l’alfabeto venga diviso in due parti e che ogni lettera venga sostituita con la corrispondente dell’altra metà. 

Infine, l’Atbah, richiede che la sostituzione soddisfi una relazione di tipo numerico. Le prime nove lettere dell’alfabeto vengono sostituite in modo tale che la somma della lettera da sostituire e della lettera sostituente risulti uguale a dieci. Per le restanti lettere dell’alfabeto deve valere una regola simile con somma pari a 28 in decimale.

Partendo da queste rudimentali fondamenta concettuali crittografiche, Enea — detto “il tattico” — ideò e perfezionò il cosiddetto Cifrario (o ruota) di Enea, uno strumento di codifica tanto semplice quanto efficace.

 

Il cifrario di Enea

Tra il 360 e il 390 a.C. venne compilato da Enea “il tattico”, generale della lega arcadica, il primo trattato di cifre il cui XXI capitolo tratta appunto di messaggi segreti. 

In questo viene descritto un disco sulla zona esterna del quale erano contenuti 24 fori, ciascuno corrispondente ad una lettera dell’alfabeto. 

Un filo, partendo da un foro centrale, si avvolgeva passando per i fori delle successive lettere del testo: all’arrivo, riportate le lettere sul disco, si svolgeva il filo segnando le lettere da esso indicate: il testo si doveva poi leggere a rovescio. Le vocali spesso erano sostituite da gruppi di puntini.

 

Enea Tattico

Enea Tattico è stato un inventore greco antico e un autore di trattati di argomento militare vissuto probabilmente nel IV secolo a.C.

Alcuni studiosi ritengono che Enea fosse un generale peloponnesiaco contemporaneo di Senofonte e lo identificano con Enea di Stinfalo, in Arcadia, citato da Senofonte fra i comandanti della seconda Battaglia di Mantinea. 

Senofonte racconta che Enea, nel 366 a.C., nel corso dei conflitti interni al Peloponneso, riunì l’esercito e i cittadini più influenti sull’acropoli di Sicione, richiamando anche i cittadini esiliati senza decreto. 

Sempre dalla sua opera superstite possiamo dedurre che egli abbia combattuto anche nell’Egeo e in Asia Minore.

 

Le telecomunicazioni in battaglia

Polibio cita Enea come inventore di un sistema di telecomunicazioni, i cui dettagli erano esposti nell’opera più ampia: l’autore ne fa una descrizione ritenendolo un sistema approssimativo perché aveva la limitazione di consentire solamente la trasmissione di messaggi preimpostati. 

La strumentazione, che deve essere in possesso sia del mittente che del destinatario, consisteva in:

– due recipienti colmi d’acqua e con un foro nella parte inferiore;

– due basi di sughero con diametro inferiore a quello dell’apertura dei vasi;

– due aste suddivise in sezioni riportanti, in ogni sezione, una lista concordata di eventi (per esempio, “arrivano i cavalieri”, “arriva la fanteria pesante”, “fanteria leggera”, “fanteria e cavalleria”).

Il fine della trasmissione consisteva nel far pervenire al destinatario uno dei messaggi preimpostati e scritti sull’asse. Si procedeva nella maniera seguente:

– per prima cosa, l’asse veniva inserito nella base di sughero;

– poi, il mittente alzava la torcia e altrettanto faceva il destinatario del messaggio; 

– entrambi iniziavano a far uscire il liquido dal vaso, con il conseguente abbassamento della base di sughero e dell’asta solidale con questo;

– infine, quando la parte dell’asta con il messaggio che si voleva comunicare arrivava all’altezza del bordo del vaso, il mittente alzava la torcia, segnalando di arrestare la fuoriuscita del liquido. 

Il destinatario poteva così individuare quale fosse la comunicazione in oggetto tra tutte quelle segnate sull’asta.